È divertente scrivere questo post mentre mi trovo in una stanza in cui le pareti e il soffitto sono grigi, ossia nel mio studio.
“Il soffitto grigio?!” Qualcuno potrebbe chiedersi. E io risponderei:
- Eccerto! Ma non un grigio qualsiasi, un grigio spettralmente neutrale.
- Neurale spettro-cosa?.
Quasi. Ma posso spiegare.
L’inganno dell’adattamento cromatico
L’adattamento cromatico è uno dei fenomeni più affascinanti (e ingannevoli) della nostra percezione visiva. Il nostro sistema visivo - che non si limita agli occhi, ma coinvolge gran parte dell’attività cerebrale - si adatta continuamente alle variazioni di illuminazione e contesto per farci percepire i colori come costanti.
Ecco un esempio: una parete bianca illuminata prima con una luce calda e poi con una luce fredda ci apparirà comunque bianca, anche se la luce cambia drasticamente. Il nostro cervello, in pratica, corregge automaticamente le dominanti cromatiche del contesto in cui ci troviamo, come il bilanciamento del bianco automatico di una fotocamera. Questo meccanismo, utilissimo nella vita di tutti i giorni, rende il nostro occhio poco affidabile come sistema di misurazione del colore.
Immagini come la scacchiera di Adelson (qui sotto) dimostrano quanto il contesto influenzi la percezione visiva. Due aree con gli stessi valori RGB (A e B) possono sembrarci diverse in base a ciò che le circonda.
E non è solo una questione di luminosità: infatti nella seconda immagine (qui sotto), di Akiyoshi Kitaoka, l’effetto del contesto comprende anche la componente cromatica.
A questo punto potreste chiedervi: cosa c’entri tutto questo con la mia stanza grigia? E dove sono finiti gli spettri?
La risposta alla prima domanda è: tutto. La risposta alla seconda è: arrivano ora.
Gli spettri, Newton e il grigio neutrale
Uno degli esperimenti più noti di Isaac Newton - considerato il padre dell’ottica moderna - prevedeva di far passare un sottile raggio di luce solare attraverso un prisma in una stanza buia, scomponendolo nei colori dell’arcobaleno. La scoperta di Newton va ben oltre questo aneddoto, ma è interessante notare che per descrivere questo fenomeno - una vera e propria apparizione - lo scienziato inglese abbia utilizzato il termine latino “spectrum” (“spettro” in italiano).
Da qui il concetto di “spettro visibile”, la piccolissima porzione dello spettro elettromagnetico che i nostri occhi sono in grado di percepire e che comunemente definiamo come “luce visibile” o più semplicemente “luce”.
Quando la luce colpisce un oggetto, il suo comportamento dipende dalle caratteristiche del materiale: parte della luce viene assorbita, parte riflessa e diffusa. Ad esempio, percepiamo un pomodoro come rosso perché la sua superficie assorbe alcune parti dello spettro visibile, diffonde e riflette altre, le parti non assorbite sono quelle che arrivano ai nostri occhi e che il nostro cervello identifica come “rosso”.
E qui entra in gioco il grigio spettralmente neutrale. Una superficie con questa caratteristica assorbe e riflette la luce in modo uniforme su tutto lo spettro, senza alterare la percezione cromatica. In teoria, questo aiuta a mantenere un riferimento stabile ed evita di introdurre un’ulteriore variabile che influenzi la nostra percezione del colore.
- Eureka!
- Magari!
- E perché?
- Questo grigio non basta.
Se l’illuminazione della stanza non è anch’essa costante e neutrale, il nostro cervello continuerà a compensare in modi imprevedibili. Ma anche dopo aver trovato la lampadina perfetta, il nostro sistema visivo rimane soggetto ad altri aspetti percettivi e fisiologici che alterano la valutazione dei colori.
- Insomma, non se ne esce.
- Sì, invece.
Occhio vs. strumenti di misurazione
Affidarsi agli occhi per valutare il colore è come cercare di misurare la temperatura dell’aria mettendo la mano fuori dalla finestra: si può avere un’idea approssimativa, ma se serve precisione è meglio usare un termometro.
All’inizio di questo post ero divertito perché scoprire come funziona la percezione visiva è affascinante, ma a volte può essere anche un po’ deludente.
Che dite se invece ci salutiamo con una buona notizia?
Ve ne lascio due:
1. Non dovete tinteggiare le pareti e nemmeno il soffitto.
2. Nella correzione del colore esistono strumenti - dei veri e propri “termometri” di precisione - che aiutano a ottenere risultati affidabili. Li scopriremo nei prossimi post!
Alla prossima!