Nel primo post abbiamo visto alcuni esempi di come i numeri possano aiutarci, entro un certo limite, a misurare l’esperienza soggettiva del colore. Abbiamo anche valutato perché, nella correzione del colore, sia preferibile utilizzare valori Lab invece che RGB.


In questa seconda parte vediamo come usare i numeri in fase di scatto per ottenere immagini percettivamente bilanciate e controllate.


Partiamo con un aspetto tanto fondamentale quanto spesso sottovalutato: il bilanciamento del bianco.


Bianco sì, ma quale?


Dal punto di vista fotografico, comprendere come una sorgente luminosa emette energia a diverse lunghezze d’onda, e come il suo comportamento si compara con la luce diurna, ci permette di valutare l’interazione tra: la sorgente luminosa, il soggetto e il sensore o pellicola della macchina fotografica, per adottare le strategie più consone in fase di ripresa.


Anche se con una scelta più limitata, già in passato erano state create delle pellicole, sia per riprese fotografiche sia per riprese video, adatte alla cattura di scene in esterna (luce diurna) e in interna (lampade al tungsteno/a incandescenza).

Le pellicole per esterni sono individuate, solitamente, dalla lettera “D” (Daylight) mentre quelle per interni con la lettera “T” (Tungsten).



Perché questa accortezza era necessaria? E anche se oggi abbiamo il RAW e la sua flessibilità di elaborazione, perché è ancora rilevante?


Ogni sorgente luminosa possiede una distribuzione spettrale di potenza (in inglese, Spectral Power Distribution o SPD). Anche se la luce diurna rimane la sorgente luminosa per eccellenza - con la quale la nostra visione si è evoluta - oltre a questa, molte sorgenti luminose vengono definite comunemente “luce bianca”: lampade a incandescenza, tubi fluorescenti, lampade a scarica ad alta intensità e LED bianchi sono alcuni esempi.


Sarà la composizione spettrale a determinare, in buona parte, le prestazioni colorimetriche del corpo illuminante, ossia, la capacità di illuminare in modo simile alla luce diurna, oppure no. Infatti, alcune sorgenti artificiali presentano dominanti cromatiche evidenti, ad esempio le dominanti verdastre causate da alcuni LED economici e lampade fluorescenti o le tonalità giallastre di una sorgente al tungsteno.


Un altro aspetto fondamentale è il modo in cui gli oggetti reagiscono a diversi spettri di emissione portando a risultati, in alcuni casi, completamente diversi dalla resa ottenuta con la luce solare.

Nonostante le proprietà fisiche molto diverse, oltre a illuminare, queste sorgenti luminose hanno una caratteristica che le accomuna: la possibilità di classificarle secondo la loro Temperatura Correlata di Colore - TCC (in inglese, Correlated Color Temperature - CCT), con un valore espresso in kelvin (K).



- Aspetta, ma io conosco la Temperatura di colore - che cos’è questo TCC?


Sono due misure molto simili, ma ognuna con le sue specifiche. Quando parliamo di temperatura di colore, ci riferiamo al colore della luce emessa da un oggetto ideale chiamato corpo nero: un materiale teorico capace di assorbire tutta la radiazione che lo colpisce, senza rifletterla né trasmetterla.


Se riscaldato, il corpo nero emette luce secondo uno spettro continuo, quest’ultimo cambia, insieme al colore dominante, al variare della temperatura: parte dal rosso, passa per il giallo e il bianco, e a temperature elevate tende all’azzurro. Questo comportamento è descritto dalla legge di Planck e dà origine alla definizione fisica di temperatura di colore, una grandezza misurata in kelvin (K).


Sorgenti luminose come il Sole o le lampade a incandescenza/tungsteno si comportano in modo simile al corpo nero: emettono luce con uno spettro continuo, e la loro temperatura di colore può essere misurata in modo diretto.


Ma non tutte le sorgenti luminose si comportano così, ci sono sorgenti - come i LED, le lampade fluorescenti o le scariche ad alta intensità - che emettono luce con spettri discreti: ossia con picchi isolati in certe lunghezze d’onda. Ed è qui che entra in gioco la Temperatura correlata di colore - TCC (o CCT in inglese): un valore, sempre in kelvin, che descrive a quale temperatura un corpo nero emetterebbe una luce visivamente simile a quella della sorgente artificiale in esame.

Per le situazioni in cui non abbiamo uno strumento in grado di misurare la temperatura correlata di colore in modo preciso, e in cui non vogliamo affidarci al bilanciamento del bianco automatico della macchina fotografica, conoscere alcuni valori di TCC può esserci utile. 


Impostare il punto di bianco in fase di ripresa, a seconda dei contesti e obiettivi, può essere un primo approccio, seppur basilare, di correzione del colore:

L’adattamento cromatico in camera, o meglio, il bilanciamento del bianco automatico


Il bilanciamento automatico del bianco (AWB) è spesso una strategia opportuna, o necessaria, soprattutto se si scatta in JPEG, per ottenere una neutralizzazione di base della scena ripresa.

Grafico proveniente dal manuale di istruzioni della Canon EOS R5, le opzioni possono variare per ogni modello di macchina fotografica.



Oltre all’impostazione predefinita, alcune macchine fotografiche come in alcune Canon, dispongono anche della modalità AWB-W (White Priority, in italiano - priorità bianco).


• AWB classico tende a mantenere una parte della dominante della luce (es. il caldo del tungsteno), per una resa bilanciata ma “naturale”.


• AWB-W invece forza un bilanciamento più neutro, solitamente eliminando quasi del tutto le dominanti presenti. Utile per chi cerca una resa più neutralizzata possibile.

In questo esempio, le tre riprese del ColorChecker Passport X-Rite sono state realizzate con la stessa sorgente luminosa, Godox M1, impostata alla TCC di 2500 K; lo stesso sistema di ripresa, Canon EOS R5 + Canon RF 28mm, ma con 3 impostazioni del bilanciamento del bianco differenti.


Ammesso e non concesso che le immagini risultanti servono solo per un confronto visivo, e che i risultati possono variare, anche di molto, in base al contesto e alle caratteristiche della sorgente luminosa, è opportuno osservare come i risultati abbiano rispecchiato le premesse di ciascuna impostazione.


In questo caso specifico l’impostazione AWB ha restituito una resa relativamente realistica, rispetto a come l’oggetto viene percepito normalmente sotto quella sorgente luminosa prima dell’adattamento cromatico. 


AWB-W ha invece restituito la resa più bilanciata, se confrontata con AWB e con l’impostazione manuale della TCC in macchina.


In ultima analisi, l’impostazione manuale della temperatura correlata di colore ha restituito il risultato con maggior neutralità, scontando del tutto la dominante cromatica presente nella scena.


Nell’immagine qui sotto, invece, possiamo vedere le tre immagini di prima bilanciate con la stessa tacca colore di riferimento del ColorChecker, e come la resa sia perfettamente coerente nonostante le diverse impostazioni definite in macchina. Fatto salvo alcune leggere variazioni nella parte superiore del ColorChecker, dovuti allo spostamento della sorgente luminosa e non della resa dei file in sé, è un’occasione per ricordarci uno dei vantaggi dello scatto nel formato RAW e la sua flessibilità colorimetrica.



Nella tua esperienza come si comportano le impostazioni di bilanciamento del bianco e con quali sistemi di ripresa? Che opzioni usi solitamente?


- Ma, senza un ColorChecker cosa faccio?


Ovviamente smetti subito di fotografare finché non recuperi uno! No, scherzo. Però arrivati a questo punto, con dei semplici esempi, dovrebbe essere chiaro che le variabili a interporsi tra la ripresa e un risultato finale accurato o coerente con la realtà, possono essere davvero tante. E qui torniamo alla premessa iniziale del post: fare affidamento ai numeri, alcuni nello specifico.


Nel libro “Capire il colore” di Marco Olivotto (Il Castello, 2023), sono presenti due interi capitoli dedicati, rispettivamente, all’analisi del colore e alla correzione cromatica. 


Ma poi ci sono altri diciassette capitoli, altrettanto completi e interessanti, che sviscerano e puntualizzano l’argomento del colore. Nel prossimo post vi porto altri brevi esempi in cui i numeri ci possono essere d'aiuto, e come possiamo usarli, facendo riferimento a quanto presente nell'importante testo appena menzionato.



Ci vediamo nella prossima puntata. A presto! 🖖🏽