Se vi dico: R 255, G 80, B 22, senza utilizzare alcun software, che sensazione cromatica, ossia che “colore", vi viene in mente?
Gestione del Colore vs Correzione del colore vs Color Grading
Chi lavora con il colore avrà sicuramente incontrato questi tre termini, spesso utilizzati impropriamente o scambiati tra loro. Chiariamo per partire.
• Gestione del colore: riguarda i processi di controllo della riproduzione cromatica a livello software e hardware, garantendo una coerenza percettiva tra dispositivi diversi dalla ripresa alla riproduzione, ad esempio con fotocamere, monitor, stampanti, scanner, ecc. Include strumenti come i profili ICC, la calibrazione, la caratterizzazione e la profilazione dei dispositivi.
• Correzione del colore: consiste nell’ottimizzare la ripresa originale con l’eliminazione di dominanti cromatiche, miglioramento della distribuzione tonale, e gestione del contrasto - attraverso strumenti fisici o tecniche di post-produzione sia in camera oscura sia in camera chiara, ossia in “analogico” e in digitale. L’obiettivo è preparare una base tecnicamente neutra o percettivamente bilanciata per eventualmente procedere con ulteriori elaborazioni.
• Color grading: è il processo tecnico-artistico che, in un adeguato flusso di lavoro, avviene dopo la correzione del colore per associare un vocabolario psicologico ed espressivo alle immagini - il trattamento del colore è volto a ottimizzare la gerarchia visiva, suscitare emozioni e sensazioni nell’osservatore.
Perché abbiamo trasformato le sensazioni cromatiche in numeri?
Che si tratti di un* Graphic Designer o di impiegati d’ufficio, applicare un valore RGB a un elemento in una presentazione o in un documento è attualmente un’azione così comune che non ci diamo tanto peso. Ma come siamo arrivati a questa rappresentazione numerica di un’esperienza visiva?
La rappresentazione numerica dei colori non è un fatto casuale o arbitrario, ma è frutto di un lungo percorso storico-scientifico. Già nei primi decenni del ‘900, gli esperimenti pionieristici di corrispondenza cromatica dimostrarono che la percezione umana del colore poteva essere modellata matematicamente - ai partecipanti veniva chiesto di combinare tre luci, ciascuna di una ristretta area dello spettro visibile, per eguagliare il risultato con un colore campione.
A partire da questi studi sono nati modelli e spazi colore standardizzati, tra i più influenti troviamo:
- RGB: il primo modello colorimetrico. Modello additivo basato su tre componenti primarie di luce - rosso, verde e blu (red, green, blue - RGB - in inglese) - utilizzato principalmente per dispositivi di cattura e di visualizzazione;
- CIE XYZ 1931: il secondo modello colorimetrico basato su misurazioni scientifiche effettuate dai ricercatori della Commission Internationale de l’Éclairage (CIE). È stato pubblicato nel 1931 ma è ancora oggi un riferimento per i calcoli colorimetrici;
- CIELAB 1976: sviluppato per essere percettivamente uniforme, cioè per descrivere le differenze cromatiche in modo più vicino a come noi percepiamo la luce e di conseguenza i colori.
Sensazioni cromatiche e numeri
Mentre CIE XYZ rimane “sotto il cofano”, tra i modelli elencati, RGB è solitamente il primo che usiamo per interfacciarci con il colore.
Allora riprendiamo la terna RGB - R 255, G 80, B 22 - un arancio molto saturo, tendente al rosso e di chiarezza intermedia, se vogliamo: un arancio scarlatto.
Ma se utilizzo questi valori RGB contemporaneamente su schermi MiniLED, OLED e IPS, riprodurranno la stessa sensazione cromatica?
Spoiler alert ⚠️:
- No. Purtroppo. 😅
Se i dispositivi non sono calibrati, profilati e caratterizzati secondo gli stessi standard, avremo differenze percettive, poiché i soli input e output RGB non tengono conto della diversa risposta di ogni dispositivo per la creazione della percezione cromatica finale.
Nei 256 livelli, per ciascuna componente cromatica R-G-B (0 nessuna emissione - 255 massima emissione), non viene considerato che siamo più sensibili ai toni scuri rispetto ai toni chiari e che il nostro sistema visivo, mediamente, è più sensibile a variazioni cromatiche in alcune regioni dello spettro visibile, come ad esempio nell’area dei toni giallo-verde rispetto alla porzione del blu.
L*a*b*
Avendo escluso XYZ e RGB come i nostri potenziali “termometri”, ci rimane da valutare CIELAB - o più semplicemente Lab.
Ma perché Lab è più vantaggioso nella correzione del colore rispetto a RGB?
Partiamo da un presupposto - questo sistema è disposto in tre, opportuni, assi:
• L*: è l’asse verticale e rappresenta in modo approssimato l’attributo percettivo della chiarezza (Lightness in inglese) - in poche parole, quanto una superficie appare chiara o scura. I valori sono distribuiti da 0 (nero assoluto) a 100 (bianco assoluto).
• a* e b*, gli assi ortogonali, rappresentano le componenti cromatiche, rispettivamente, del verde-magenta e del blu-giallo. La distribuzione dei valori è arbitraria, ma per esempio in Photoshop vanno da -128 a 127.
La peculiarità di questo sistema risulta nella sua utilità per la correzione del colore: oltre ad essere fortemente basato sul sistema Munsell, si ispira alla teoria dei processi opponenti e di conseguenza, come visibile nel grafico (qui sotto)👇 i colori neutri si trovano all’incrocio degli assi.
Ultimo e non meno importante, come già accennato, Lab è stato progettato per corrispondere in modo più accurato alla nostra percezione visiva, a differenza del modello RGB che rappresenta i colori in base alla sintesi additiva di tre luci primarie. Lab è costruito su un modello percettivo basato sul sistema visivo umano - questo significa che le differenze di colore misurate in Lab sono più vicine al modo in cui il nostro occhio percepisce le variazioni cromatiche.
Cosa significa questo nella pratica?
Vi ricordate il grigio spettralmente neutrale? Nel modello colore Lab quel grigio ha le seguenti coordinate:
L*50
a*0
b*0.
• L* 50 indica che, percettivamente, si trova esattamente a metà tra superfici che assorbono e che riflettono completamente la luce - quello che solitamente viene definito come “grigio medio”.
• a*0 e b*0, indicano che non sono presenti dominanti cromatiche. Si tratta di una sensazione cromatica neutrale, ossia di un colore acromatico.
L’utilizzo dei numeri, con l’ausilio di Lab, ci permette di fare valutazioni oggettive che riducono le variabili in fase di correzione del colore non basandoci solamente sull’impressione visiva. Questo non esclude la valutazione soggettiva, soprattutto nelle scene cromaticamente più complesse, ma ci fornisce un riferimento di base da cui partire.
Nell’immagine qui sopra ☝️ ho riportato un semplice esempio di come l’utilizzo dei numeri come riferimento nella correzione del colore ci possa aiutare ad ottenere risultati visivi più bilanciati. Risultati che, in un flusso di lavoro ottimale, restituiscono il più delle volte soluzioni più accurate rispetto agli algoritmi dei software.
Nella seconda parte di questo post vedremo alcune strategie che possono essere utili per ottenere riprese fotografiche percettivamente bilanciate e apportare delle correzioni di base in post produzione, laddove sia necessario o opportuno neutralizzarle.
Nel frattempo, stay neutral ☯️.
Alla prossima!
All
Correzione del colore
Percezione visiva
Post-produzione
16th December, 2025
Perché la correzione del colore si basa sui numeri - Parte 2
Percezione visiva, Correzione del colore, Post-produzione
16th December, 2025
Perché la correzione del colore si basa sui numeri - Parte 1
Percezione visiva, Correzione del colore, Post-produzione
16th December, 2025